Anita Sieff
Prove di una “drammatica”
      Stefano Coletto
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Apsyche
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Il Sentire è il Parametro del Contemporaneo
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Psychic Perception
La percezione psichica
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A.A.A. (aderire all'aperto [adhering to the open]) - In search of Anita Sieff
A.A.A. (aderire all'aperto) - Cercasi Anita Sieff
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Chiara Bertola

Situazioni della vita quotidiana: riconciliarsi con il presente
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Prove di una "drammatica"
Stefano Coletto

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The 21st Century Odalisque
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Riconsiderando le pratiche artistiche: Cosa c'è di nuovo nel nuovo?
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Scultura sociale
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La sperimentazione artistica in Guggenheim Public
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Anita Sieff
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  Quello che colpisce dei lavori di Anita Sieff sono i tentativi di una “drammatica” che attraversa l’esperienza artistica quando questa si muove in stretta connessione con la vita; se esperienza artistica significa ricollocare e rinarrare le persone, i luoghi, le forme del proprio esistere, l’arte della recitazione e delle istruzioni sulla recitazione diventa un campo di forze in cui si gioca questa pratica.
Tuttavia il gioco è complesso; studiare una “drammatica” per la propria vita, in cui quindi il sé che costruisce la regia ricade sempre nello spazio che deve determinare, nella temporalità del film che deve editare, significa trovarsi all’interno di due condizioni radicali.
La prima mette in discussione la possibilità di un insieme di regole recitabili che sia esente da tensione, in quanto solo per tentativi si può costruire una rappresentazione della vita da un punto di vista interno alla vita stessa; quindi “veglia”, “sogno”, “coscienza” sono i tre livelli di visione che sconquassano ogni recita e rappresentazione.
La seconda è collegata al senso della parola ‘“drammatica“, da “dramma“, che signica in senso etimologico “azione”; il vivere in questo senso è la collezione di tutte le nostre azioni e dei nostri drammi, appunto, che si rincorrono, che tumultuosamente emergono dal nostro io, oppure che lo travolgono ogni giorno come ogni micro evento biologico che agisce sul nostro spazio psichico.
Per questa ragione, le corrispondenze tra un soggetto che agisce e si relaziona in ogni istante al mondo esterno sono tali che nessun film può tenerle insieme, come nessuno può sedersi senza corpo e senza azione per assistere alla ricerca di un Ordine di Senso mai rappresentabile radicalmente, perchè una rappresentazione rin-tracciabile tanto più è conclusa tanto più è astratta.
Un soggetto immerso e un soggetto diffuso, ancora “sogno”, “veglia”, “coscienza” che diventano disegni, oggetti, luci, che parlano di questo di tre livelli correlati e irresoluti e di questi tentativi di fissare una cornice di spazio, di tempo, in cui il senso naufraga sempre nei rimandi continui.
Certo è difficile l”ordine” nel balbettio della narrazione che genera avvolgenti brusii, che sono le tracce di forze che emergono: suoni, voci, musica, strutture temporali in sviluppo che rendono le vibrazioni dell’aria e si liberano nello spazio, raccolgono la nostra temperatura emotiva senza mai misurarla.
Questo accade perché anche nei ritagli musicali la “drammatica” non si chiude, non esplicita le regole ultime e fallisce sempre, perché deve necessariamente fallire se l’impulso che la genera è autentico. Il dramma più ardito e intenso si libera della costruzione formale e della recita imposta per aprire uno squarcio di autenticità e presenza: il pianto infrange l’equilibrio della musica di Mahler, come molti lavori che, coraggiosamente franti, liberano, pronunciano la loro intermittenza di senso.
Solo il desiderio può questo, perché è il desiderio di trovare un senso che ci porta a leggere, a cercare la “drammatica” della narrazione. Un desiderio che si costituisce come dimensione esistenziale e relazionale che appunta, annota, traccia, segna, ci porta a immaginare e disporre oggetti, ad accumulare registrazioni, note, mai archiviabili, sempre rivissuti per cercare di trattenerli prima della loro sparizione nelle immagini.
Credo che per Anita possa esistere una drammatica impossibile del desiderio.

Ordine di Senso, Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 2010