vegliare sull'anima

la cristallizzazione del processo

art can only be contemporary, but the space of art does not exist today

la dimensione etica è quella dell'arte

the ethical realm is the realm of art

riflettere public

innocenza come perdita

innocence is the state of loss

la solennità del silenzio

reconfiguring the public

l'osservato e l'osservatore

 
vegliare sull'anima
 

La continuità, chiamata memoria, di cui andiamo così fieri, non deve diventare ostacolo. Essere presenti per creare il presente implica non "ricordare". Essere sorpresi. Il momento del fare, del per-formare é il momento della perdita della memoria come dispositivo pervasivo. Se non fossimo nella perdita non riusciremmo a far posto a ciò che ancora non é. Ciò che viene alla luce, ogni atomo, porta con sé la sua verità. La coerenza é una condizione che si instaura per un compenetrarsi di intenti ed azioni. La perdita di memoria è un esercizio utile perchè ci insegna ad andare oltre la catena di causa ed effetto e ad entrare nella multidimensionalità di un approccio casuale. Ma superata la logica lineare e una volta emersi nel mondo dell'imprevedibile con l'umiltà del neofita, è importante non perdersi. Ma è soprattutto importante non perdere la propria anima perchè è lei che ci conduce alla meta. Allora l'attenzione e la cura che ci richiede il vegliare sull'anima ci pone in una nuova condizione, in uno stato in cui la continuità di coscienza è richiesta come conditio sine qua non per scongiurare la distrazione e la possibille perdita. Vegliare sull'anima non è un esercizio di controllo e nemmeno di interferenza della memoria come bagaglio di know how, è piuttosto la solerte cura di chi si occupa di dare continuità a quanto si fa strada con difficoltà nell'esistenza. Dobbiamo cambiare standard di comportamento relativamente a ciò che facciamo e capire che attenzione non significa controllo e che cura non significa garanzia. Un approccio di questo tipo fa emergere sostanzialmente la responsabilità della propria verità come chiave di volta nei rapporti e nella relazione con il contesto. Il controllo diventerebbe continuità e la responsabilità diventerebbe coscienza. La continuità di coscienza in una prospettiva del genere andrebbe a generare la libertà e permeabiltà del soggetto fino al punto di dissolvere ogni separatezza e ricongiungerlo alla sua matrice. Finalmente essere nella perdita sarebbe inteso come essere vincente, non perdente.

Anita Sieff
2003