Anita Sieff


anitasieff@fastmail.fm

Public
1996-2006, Venezia.
(less)

Guggenheim Public,
1996-2006

"Public" 1996 - 2003 - un esperimento di arte pubblica a Venezia al museo Guggenheim fino al 2001 e poi al Museo Fortuny - si dipana come spazio espressivo dove il singolo si dà come evento di co-creazione per entrare nel divenire dell’opera. "Guggenheim public" si affidava al dialogo come metodologia per andare oltre la separazione "osservato-osservatore" e produrre comunicazione come evento, come esperienza di condivisione. Il progetto consisteva in incontri, per i primi tre anni settimanali e poi bisettimanali: ogni mercoledì si ritrovano persone provenienti dai più diversi orizzonti della conoscenza. La
sfida era di vedere l’incompiutezza dei saperi e se fosse possibile abbandonare l'autorità del significato per cooperare alla produzione di un pensiero partecipativo perché riconosciuto patrimonio di tutti.



"Beuys parla per la prima volta di Scultura Sociale come opera d'arte che si fa per effetto della cooperazione di chi vi partecipa. Scultura perché l'energia è materia, materia non cristallizzata, e in quanto tale, elemento che diventa forma per effetto dell'impressione data dall'intento dei partecipanti all'opera. Cooperare al dialogo quando il dialogo è affrontato con l'intento di dare spazio all'opera significa scolpire lo spazio, cioè creare lo spazio che contenga il nuovo e manifesti l’espresso.

E’ tuttavia importante trovare la relazione con sé stessi prima, per trovarla poi con gli altri. E l’altro che è in te stesso, è anche l’altro che è negli altri. La modalità̀ dell’arte per cui ognuno è responsabile della propria potenza, elimina il problema dell'altro come ostacolo o problema. La scultura sociale è quella modalità̀ che porta ad un accrescimento interiore grazie alla relazione con gli altri: ci vuole solamente umiltà̀, disponibilità e apertura per entrare nell’esperienza.
Se dopo qualsiasi esperienza non c’è adeguamento della coscienza, l'esperienza non conta. Questo avviene soprattutto con la parola e dipende dal fatto che la parola purtroppo viene vissuta come sistema lineare e non nella sua potenza di essere forma. La parola si deve liberare dalla funzione a cui è relegata dall’assunzione della cultura dominante per poter diventare opera, azione, forma.

Quando Bataille parla del concetto dell’esperienza la considera la sola autorità, il solo valore. Ma é l’esperienza interiore il nucleo del problema. L’avanzata autoritaria dell’intelligenza come potere di prevedere ha avuto l’effetto di ridurre il possibile in un campo teorico che alla stessa intelligenza é diventato estraneo. Lo sviluppo esponenziale dell’intelligenza ha condotto ad un inaridimento della vita come palestra di esperienza. L’intelligenza ha distrutto l’autorevolezza dell’esperienza esteriore e ha irriso quella interiore. Riappropriandoci dell'esperienza interiore l'essere umano torna a disporre del suo possibile, della sua potenza. "È solo dal di dentro, vissuta fino al deliquio che l’esperienza può riunire ciò che il pensiero discorsivo ha separato. L’esperienza produce la fusione del soggetto con l’oggetto. Se consideriamo come soggetto il “non sapere” e come oggetto “l’ignoto,” l'esperienza può causare che l’agitazione dell’intelligenza esploda su questa riunificazione. Non può esservi conoscenza senza una comunità di ricercatori né esperienza interiore senza la comunità di quanti la vivono.” (Georges Bataille)

Si evidenzia qui la circostanza che la chiave per entrare nella dimensione dell'adeguatezza è l'azione attraverso la parola. Sembrerebbe quasi la dimostrazione dell'etica spinoziana. Possiamo superare l'inadeguatezza dando voce alla potenza che ci abita. Dare voce alla potenza significa esprimere ed espressione è la dimensione dell'arte. Arte quindi come potenza di esprimere l'idea adeguata. Se la parola si libera dal contesto in cui è relegata, per assunzioni culturali dominanti, diventa opera. L'adeguamento alla potenza inerente allora diventa quell'esplosione necessaria che ci permette di far morire l'inadeguato. La filosofia spinoziana é una prospettiva rivoluzionaria che individua nei MODI DI ESSERE la circostanza per la manifestazione della forma e quindi individua il paesaggio dell'arte come chiave per perdere in progress la forma inadeguata che siamo abituati ad abitare.

Planetwork Happening

Sabato 13 maggio 2000 alle ore 19,00 alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, www.ethicstv.com organizza un net-meeting con “Planetwork” sull'ecologia globale e la tecnologia dell’ Informazione . 

Da San Francisco:Elisabeth Sahtouris, biologa evoluzionista, consulente ONU e scrittrice; Mark Pesce, visionario di Internet e co-creatore del linguaggio VRML; Ralph Abraham, matematico innovatore nel campo delle teorie del Caos; Jennifer Cobb, teologa, creatrice di opere di realtà virtuale; Hardin Tibbs, esperto di ecologia industriale 

La sfida che Planetwork lancia, mira a comprendere se Internet, come sistema di informazione e di interazione su scala planetaria, possa giocare un ruolo primario nella ricerca di soluzioni ai nostri attuali problemi ecologici. Per questo, riunisce a San Francisco dal 12 al 15 maggio 2000, innovatori e sperimentatori provenienti dalle più diverse competenze. L'obiettivo è quello di creare delle convergenze operative tra individui ed organizzazioni, a partire dal movimento ambientalista fino alle imprese di alta tecnologia, per offrire continuità ad una iniziativa che aspira ad essere tradotta in azione concreta. 

Ethicstv nel rispetto del suo proposito etico, riconoscendo la convergenza di intenti, raccoglie l'invito di Planetwork e lo estende al pubblico italiano, con il proposito di contribuire alla presa di coscienza di un problema urgente come l'emergenza ecologica e ad articolare delle possibili soluzioni. 

Simposio sull'amore
Teatro Fondamenta Nuove 2000

Amore, come principio di integrazione ci porta via forma di creazione comune nella dimensione pubblica. Pubblico cosi’ diventerebbe sinonimo di fiducia reciproca, per comune sensibilità condivisa, consentendo la cooperazione nella produzione di sistemi di valore complessi; il luogo dove creare nuovi linguaggi e di conseguenza nuovi valori. Un luogo dove non sarebbe necessario costantemente il conforto, il riconoscimento, il consenso, ma dove il senso di libertà farebbe emergere le diversità per organica comprensione e necessità di espressione.
Se riusciremo a dimostrare che lo spazio interstiziale è uno spazio che esiste, saremo anche in grado di dimostrare che il principio di contrapposizione che ha da sempre informato il modello culturale dominante, non è l'unico principio valido. Saremmo in grado di dare spazio ai molti, perché oltre la logica competitiva della opposizione del due, il tre apre all’incognita relazionale, dove solo amore può essere principio informativo. Ma lo spazio interstiziale è ridotto, possibilmente eliminato, per non far credere che ci sia interruzione all'autoreferenzialità. Così siamo portati a credere che esista una immensa pianura abitata dalle istituzioni che ci riconoscono solo se siamo dentro le categorie dei ruoli sociali come famiglia, lavoro e tempo libero.
Non è così invece, c'è sempre uno spazio interstiziale tra noi e gli altri, c'è addirittura tra il nostro ego e la coscienza che ne abbiamo. Il progresso, la crescita avviene in quello spazio di nessuno, e quando si tratta dello spazio esteriore a noi, allora quello spazio interstiziale può diventare il luogo dove riconoscere l'altro da sé, pur mantenendo la propria identità. Diventa lo spazio condiviso del sentire comune, "public" appunto. 



 



The Drama of Love
Fortuny Museum, 2003

Faith is neither dogma nor religion, nor politics. Faith is recognising yourself in others, in other words it is a shared and undeniable feeling. As the process of a larger experiment of relationship between the many, Public in this new stage at the Fortuny Museum has produced the connective work "public Love". The footage presented in this occasion focuses on self-representation as synthesis of a raw, yet dense experience of reciprocity and shared feelings. “the story is...as has been often said, the idea of process, form conceived as result of the process, like snails traces or even spider webs. These strange forms sometimes serve a purpose, at the same time they have their own inherent pattern. All these things are part of an idea which stem from social sculpture, from an idea of system, of organism, of relationship, of function etc. however what's more interesting are scents, flavours, perceptions, these materials, the colours, all these then makes up the complex world of relations. But then, the even more beautiful is the subtle overlapping of these ideal fields, which again are essential forms of existence, but here and there, intermittedly, one can perceive these in between spaces, a sort of ultra-fine nature which permeates the matter. The problem is that we're always losing the thread of these relations, of this discourse, even if, every so often, after many interruptions, every ones in a while it seams that this thread is realigning, that coherence is re-established, that we all get back to loom this sort of silk, this thread which includes people in this grid of relationships. Again, perhaps is that love is the ingredient of this subject,… this I don't know jet, I'm not sure, but that this tension produces relationships and form, well, of this I'm absolutely sure.” Giulio Alessandri.



Public Love 

Public love
Video, 27 05, 2003, Venezia
(less)
Gli incontri di Public al Museo Fortuny di Venezia generano l’idea di Public love un film in cui sette artisti si espongono parlando apertamente del proprio approccio alla vita finendo costretti e interrogati dalla polizia.
Il film confronta un sistema istituzionale rigido nell’accettazione esclusiva di comportamenti adeguati e lo smarrimento di chi rinnova ad ogni azione e con difficoltà i propri comportamenti e linguaggi stabilendo – fuori norma – sintonie inedite tra soggetti che accettano la sfida dell’imprevedibile.
Public Love descrive la fragilità delle parti che si confrontano, tutte comunque sospese tra condizione e vocazione.


Ethicstv

Ethics Television
social network, 1998
(less)

Ethtv is the creative process of a larger ethical project that aims at suspending our increasing isolation, to create a space where integrating dynamics can be stimulated and structured. We need to think in terms of difference, and to aspire towards integration. It is essential to face the challenge brought about by globalization, meaning the responsibility of assuming the burden of the incompleteness of knowledge, of different cultures and histories. The complexity of contemporary life forces us to an extreme watchfulness, in order to grasp its countless implications and to make our choices with the greatest awareness possible. This mobilization of our energies, freeing us from the norm of linear procedures, by diffusing our attention, changes our attitude towards the expectations and the predictability of the future, because it constantly involves us in the present. In this present, that is so crowded and complex, we suddenly are becoming creators, we must take action and we are therefore potentially in the dimension of art. Creating space when it is the expression of awareness, means entering the dimension of the work of art: art as the way to build space in order to experience time.
The internet site www.ethicstv.com can be considered a thought laboratory, meaning the place and the way to get together with the shared intent of striving toward the creation of a collective work. In this site, Ethics public is the space of the purpose, where converge artists and interpreters of our times, to whom ethtv asks to take part with contributions of word, image and sound. It is the heart of the ethtv structure. Through existing it affects the process of inspired action. Ethics public becomes social sculpture when the ethtv editors, once the various contributions have been placed in the categories of art, love, nature, being, living, moving, insert them in Public Access, the site open to the public. The projection is to merge into a major TV network: EthicsTV, the intention being to create a relationship with an audience as an intelligent participant with the purpose to verify whatever the nature of communication is art.

Ethicstv.com
1998
Per etica era intesa quella forma particolare che esprime la naturale intenzionalità che guida I comportamenti umani prima dell’avvento della norma, come la tolleranza, il rispetto, la disponibiltá all’ascolto e il desiderio di conoscenza.
Obiettivo di Ethtv era la promozione di una coscienza etica con l’obiettivo di:
1
unificare una ricerca di identità sociale e di senso in una società privata di libertà creative progettuali per il recupero e la ripresa di valori da realizzare come unità di gruppo;
2
contribuire alla costruzione di una vita sociale più aderente ai bisogni e ai desideri di una società dinamica e creativa come quella del contemporaneo;
3
aprire ad una nuova economia dell’attenzione;
4
orientare responsabilmente il consumo di beni materiali;
5
incoraggiare l’individuazione dei bisogni immateriali;
6
pensare per diversità e aspirare all’integrazione;

Attraverso:
1
formazione come dimensione didattica per una coscienza culturale che si basi sia sulla conoscenza di arti tradizionali applicate, che sull’apprendimento ed utilizzo di nuovi strumenti offerti dalle ultime frontiere tecnologiche;
2
produzione di contenuti mediatici per l’ottimizzazione di una TV etica;
3
distribuzione di contributi formativi-informativi e consulenze mirate attinenti allo scopo evolutivo di una coscienza etica.
Considerando che nel contemporaneo il pubblico sta diventando più consapevole delle proprie esigenze e molto più di prima tiene conto dell’altro non come competitor ma come di un soggetto interattivi, il modello Business doveva passare da Entrepreneur a Innerpreneur cioè ad una modalità che trova soddisfazione e appagamento personale non nel solo fatto di produrre danaro ma nel fatto di produrre cambiamento sociale. Un cambiamento di prospettiva che rispetto al lusso come PRIVILEGIO di pochi propone un lusso come esperienza di AUTENTICITA'. (Nel 2000, da una indagine commissionata per verificare la composizione sociale negli USA  era emerso infatti che i creativi pensando di costituire una parte marginale della popolazione totale tra l ‘1% e il 5%- , erano gia’ il 43% e furono individuati come “cultural creatives”.